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A Palazzo Marino l'iniziativa sostenuta dal Comune di Milano
Progetto Libellula: le aziende contro la discriminazione di genere
Federico Russo | 23 October 2019

Perché mai un uomo che resta a casa ad assistere il figlio dovrebbe essere un “mammo” e non più banalmente un bravo papà? Quali stereotipi si celano dietro tante espressioni  che diventano familiari? “La lotta alla violenza sulle donne è anche una questione di cultura e linguaggio” è non a caso proprio la premessa del Progetto Libellula, il primo network di aziende unite contro la discriminazione di genere. Si tratta di una realtà nata come progetto di “corporate social responsibility” all’interno di Zeta Service e poi evoluta fino a coinvolgere 30 aziende. Il Comune di Milano ha dato dal principio il proprio sostegno, come dimostra l’incontro con premiazione delle aziende che aderiscono al progetto che il 23 ottobre si è tenuto per il secondo anno consecutivo presso la Sala Alessi di Palazzo Marino. Le ragioni del sostegno all’iniziativa sono state rappresentate in apertura dei lavori (moderati dalla giornalista Valeria Ciardiello) dal presidente del Consiglio Comunale Lamberto Bertolé e dalla vicepresidente Beatrice Uguccioni.
Poi è toccato all’ideatrice Debora Moretti spiegare cos’è e raccontare in numeri  “Libellula”. Un progetto, dicevamo, nato all’interno dell’azienda Zeta Service (consulenza del lavoro) con l’obiettivo di far entrare nei luoghi di lavoro la lotta alla violenza contro le donne partendo dalla cultura e dall’educazione. Incontri di sensibilizzazione, workshop, laboratori per figli e figlie di dipendenti, uno sportello telefonico attivo 24 ore su 24 ore per offrire supporto psicologico alle collaboratrici di un’azienda.  E in più iniziative di successo come “Libellula Flyup – Vertical Run” dello scorso 15 settembre, corsa in salita non competitiva che ha visto 400 persone salire i 39 piani (866 gradini) del Palazzo di Regione Lombardia per dire “NO” alla violenza sulle donne. Attorno a queste iniziative si è sviluppato nel giro di un paio di anni un network di 30 realtà produttive con oltre 50mila lavoratori coinvolti, il 97% dei quali si è dichiarato orgoglioso di lavorare in un’azienda sensibile a queste tematiche.
In una successiva fase dei lavori, condotta da Giorgia Ortu La Barbera (coordinatrice scientifica del progetto) e Silvia Rigamonti (Project Leader & Network Development)  sono emerse altre evidenze dai sondaggi che hanno interrogato i dipendenti delle aziende aderenti a “Libellula”. Il numero di donne che hanno dichiarato di essere state vittime di violenza è salito dal 2017 al 2019 dal 22% al 25%. Il dato è da interpretare correttamente: non è in aumento il numero dei casi, come certificato anche dalle statistiche, ma la consapevolezza. Tuttavia, resta basso (23%) il numero di denunce: vergogna e paura di non essere credute prendono ancora il sopravvento.
La violenza, a volte, si nasconde anche dietro gli stereotipi già citati in apertura. Molti gli esempi fatti a Palazzo Marino: una donna cresciuta con la convinzione che l’equilibrio familiare sia prevalentemente affidato a lei, avrà più sensi di colpa ad accettare proposte di lavoro impegnative; e allo stesso modo un uomo cresciuto con la convinzione che la leadership sia un attitudine maschile avrà più difficoltà a relazionarsi con una leadership femminile.
Prima di arrivare al momento clou (la premiazione delle aziende partner) il pubblico ha potuto ascoltare due testimonianze: Vera Valtancoli, HR Director di Eataly, ha raccontato l’evoluzione che ha portato la sua azienda (a seguito di episodi spiacevoli come alcune scritte sessiste negli spazi comuni) ad aderire al progetto coinvolgendo i 250 dipendenti milanesi di Eataly Smeraldo; la chef Viviana Varese ha parlato della sua esperienza di donna “stellata” (una delle poche) e padrona del suo ristorante.
Intanto per Libellula il salto di qualità è dietro l’angolo: diventerà presto Fondazione, un’evoluzione che amplierà il raggio di azione di questa realtà, consentendole di ricevere finanziamenti e di portare anche nelle scuole le proprie iniziative.

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