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“Non è colpa mia”: studenti uniti contro la violenza sulle donne (e gli stereotipi della Disney)
La classe IV A dell’ITET Pietro Savorgnan di Brazzà di Lignano Sabbiadoro dibatte e riflette sull’uguaglianza di genere
Blerina Xheka, Anastasia Licul, Anna Morassutto, Asia Nicodemo, Gabriel Piazza, Federica Schiff, Olga Gerasymovych, Daniel Diana, Alice Zottis, Ginevra Bisioli, Lisa Lessio, Alessio Casagrande, Jaime Macor, Samuele Conte, Gianluca De Marco | 27 novembre 2018

Non è colpa mia”.

È  questa la frase che noi ragazzi della 4° dell’ITET di Lignano Sabbiadoro abbiamo scelto per rappresentare la nostra battaglia contro la violenza sulle donne.

Fin da piccoli abbiamo visto sminuire il ruolo della donna. Basti pensare ai celebri classici Disney e agli stereotipi che troviamo all’interno. In Biancaneve, Brontolo afferma che tutte le donne sono malvagie e che se dai loro un dito si prendono tutto il braccio.

Ne Il Libro della Giungla Shanti  sogna di avere una figlia per mandarla a prendere l’acqua, mentre lei starà in cucina. Gaston, in La Bella e la Bestia, dice a Belle di togliersi dalla testa i libri per occuparsi di lui – che si ritiene più importante delle sue letture – e che non è giusto che una donna legga, perché le verrebbero in testa strane idee. Questi sono solo alcuni dei casi. Analizzando questi film abbiamo messo in discussione il ruolo della principessa e della strega. Il messaggio che viene trasmesso è che lo scopo della principessa sia quello di trovare un uomo per dare senso alla propria vita e che l’unico modo per conquistarlo passi attraverso la bellezza esteriore. Al contrario, per perseguire i suoi obiettivi la strega usa come mezzo l’astuzia e viene quindi indicata come una figura brutta e malvagia.

Al giorno d’oggi le donne hanno ottenuto – almeno legalmente – i diritti per i quali hanno combattuto, ma nonostante questo non si può ancora parlare di un’uguaglianza sostanziale tra uomo e donna. Questo proprio a causa degli stereotipi di genere, che fanno ancora parte della nostra vita. Ne è una prova il fatto che nel linguaggio comune un “uomo circondato da molte donne” venga considerato come un esempio e trattato con rispetto, mentre una “donna circondata da molti uomini” venga giudicata negativamente e non considerata.

Sentiamo spesso uomini giustificare i loro atti di violenza con frasi come “se l’è cercata”, “l’ha voluto lei”, ritenendo di essere autorizzati da un abito succinto o un sorriso o una semplice parola amichevole.

Per questo riteniamo sia necessario una sensibilizzazione che parta dalle scuole per abbattere questi stereotipi. Nel nostro piccolo abbiamo iniziato questa lotta per combattere l’ignoranza di chi utilizza la forza per sentirsi grande.

Alla conclusione del dibattito, coordinato dalla professoressa Monica Zanella, ognuno di noi ha racchiuso la sua idea di violenza in una frase. E con tutte le frasi abbiamo realizzato un cartellone. Comune è l’idea che sia colpa di chi nel 2018 segue questi stereotipi, di chi crede di aver il diritto di umiliare, di sminuire, di sottomettere. Non è chiaro per quale motivo lo faccia, ma una cosa è certa: “Non è colpa mia.

 

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