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Giuseppe Pirlo è professore ordinario Università di Bari Aldo Moro e referente per Agenda Digitale e Smart City
Nessun algoritmo è democratico a priori, parola di informatico
Giuseppe Pirlo | 27 agosto 2018

Sempre più spesso nel dominio del digitale la politica si appropria, con l’approssimazione e la comprensibile confusione tipica di “esperti” improvvisati, di termini tecnici ribattezzati, millantati e rivenduti, come nuove panacee per risolvere gli endemici mali nazionali.

L’ipotesi che con l’ausilio delle più moderne tecnologie si possa con un colpo di spugna affrontare e superare le tantissime criticità ed inefficienze del nostro Paese in termini normativi, strutturali, organizzativi e funzionali, mettendo in completa efficienza in particolare la macchina della PA, rappresenta un’illusione oramai molto abusata anche sui social ma che continua ad attrarre interesse ed a portare consenso.

In particolare la suggestione - cavalcata da molti - che il digitale rappresenti di per sé uno strumento equo in quanto “il computer non guarda in faccia a nessuno” oppure perché “sarà un algoritmo a decidere” è un mito tanto falso quanto difficile da superare. Nessun algoritmo è neutro nella misura in cui le regole sulle quali si basa sono state decise e codificate a priori, e quindi inserite nell’algoritmo stesso. I parametri che l’algoritmo utilizzerà sono ben definiti e, proprio perché si tratta di una macchina, il nostro sistema digitale non avrà alcuna possibilità di gestire l’incertezza, ma anche le tante sfumature che la realtà propone, se non attraverso un’incertezza predefinita a priori nell’algoritmo attraverso un altro insieme di regole certe ed immodificabili.

Tra l’altro anche l’algoritmo migliore avrà bisogno, per funzionare correttamente, di dati aggiornati e completi. Siamo certi di averli? Siamo certi che i nostri catasti abbiano mappe aggiornate? E dei database nelle ASL vogliamo parlarne? In generale, siamo certi della completezza e congruenza dei dati raccolti nei tanti enti ed amministrazioni ed uffici e dipartimenti ?

Perché, è chiaro, se i nostri dati fossero incompleti o obsoleti, oppure se avessimo dati non perfettamente allineati tra uffici diversi, quale risposta potremo aspettarci dai nostri algoritmi ?

E’ quindi assai preoccupante che l’uso continuo (e spesso fuori luogo) di termini quali Big Data, Blockchain, Biometrics, Artificial Intelligence venga oramai associato con estrema leggerezza ad una molteplicità di domini applicativi senza alcuna cognizione circa i limiti delle tecnologie stesse e della loro applicabilità, con il rischio di far divenire la tecnologia il capro espiatorio di ogni eventuale inefficienza e criticità. Questo non va assolutamente permesso.

In altre parole bisogna assolutamente evitare che le tecnologie possano essere utilizzate per nascondere una politica non in grado di prendere decisioni ed assumersi responsabilità.

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