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Cultura
Il manifesto nazionale è stato presentato il 7 febbraio a Palazzo Marino
“BullisNO – Chi bulla perde”
Federico Russo | 8 February 2020

“Le parole fanno più male delle botte”. Così scrisse in una lettera Carolina Picchio prima di togliersi la vita a 14 anni nel 2013, dopo essere stata a lungo vittima di episodi di cyberbullismo. La sua tragedia smosse, finalmente, le acque. Da lì partì l’iter che portò nel 2017 all’approvazione delle legge 71, il testo normativo che tutt’ora si occupa del fenomeno. E da lì sono nate realtà come “BullisNO – chi bulla perde”, progetto di OVS e FARE x BENE ETS rivolto a ragazzi, docenti e genitori che in 4 edizioni ha raggiunto oltre 30 milioni di persone.
L’iniziativa che si è tenuta a Palazzo Marino il 7 febbraio (Giornata nazionale contro il bullismo) ha a che fare proprio con questo progetto. Il “Consiglio Intermunicipale dei ragazzi e delle ragazze della città di Milano”, composto da 50 rappresentanti di 11 scuole cittadine che hanno aderito, ha presentato il “Manifesto Nazionale BullisNO”. Il ruolo che ricoprono questi 50 ragazzi è particolare: sono dei “peer educator”, cioè educatori alla pari. Studenti che vengono formati, durante gli incontri che la onlus FARE x BENE tiene da anni nelle scuole, per acquisire tutti gli strumenti, anche legislativi, per essere di supporto ai compagni. Un coetaneo può riuscire più di un adulto a mettere in guardia dai pericoli, o ad aiutare a tirare fuori il coraggio necessario per parlare pubblicamente delle violenze subite. Il manifesto nazionale presentato presso il Comune di Milano consiste esattamente in questo: un vademecum per una serie di situazioni (Cosa faccio se un bullo mi prende di mira? Come mi comporto se mi accorgo che qualcuno subisce bullismo? Quando segnalare e/o denunciare?) in cui è necessario agire.
Questi “educatori alla pari” sono stati i protagonisti della giornata, iniziata con i saluti delle istituzioni coinvolte: il Consiglio Comunale con la vicepresidente Beatrice Uguccioni, la Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili con la presidente Diana De Marchi, la giunta con l’assessora a Educazione e Istruzione Laura Galimberti, l’Ufficio Scolastico Regionale con il dirigente Mario Maestri. Più, ovviamente i due soggetti promotori: FARE x BENE, rappresentata dalla segretaria generale Giusy Laganà, Oviesse con la direttrice Marketing Monica Gagliardi.   
Ma poi, come detto, parola ai ragazzi, protagonisti già nella veste di moderatori. Tra di loro Chiara, 16 anni,  che ha citato le parole di Liliana Segre contro l’indifferenza: “Ho scelto di essere peer educator per questo, non voglio girare la testa dall’altra parte”.
Tre, in particolare, i momenti importanti dell’incontro.
Con il primo sono state passate in rassegna le parole simbolo del bullismo, mostrate con una serie di cartelloni: da “handicappato” a “sfigato”, da “terrone” a “bimbominkia”. E a quel punto tutti i ragazzi, armati di foglio e di cerotto, hanno scelto le parole (tra le altre collaborazione, coraggio, empatia) da usare per  coprire quelle “ferite”.
Dalla parola scritta si è passati a quella cantata con la performance di Sebastiano Vitale, in divisa perché è un agente di Polizia, ma con un microfono in mano perché con il nome di Revman ha una brillante carriera di rapper. Due i brani cantati, il primo “Questo non è amore”, sul tema della violenza, il secondo “Musica Contro Le Mafie” sulla criminalità.
Infine, la parola nella sue forma più potente e delicata. Quella delle ragazze e dei ragazzi che hanno avuto il coraggio di parlare apertamente, davanti a tutti gli altri, delle loro esperienze più dolorose. Confessioni forti, che hanno richiesto una lunga elaborazione e preparazione. Chi ha raccontato vessazioni legate all’orientamento sessuale o alla libertà di esprimere idee diverse da quelle del “branco”, chi ha dovuto misurare la propria autostima col sentirsi ripetere “non sei nessuno, nella vita non combinerai mai niente”, chi si è sentito lasciato solo, anche a causa di professori poco attenti, chi ha pensato seriamente di farla finita. Ma anche, e forse soprattutto, chi ha dichiarato “sono stato sia vittima che carnefice”, a conferma di un punto fondamentale di “BullisNO”: il bullo non è il nemico da reprimere, è anch’esso una vittima da aiutare a ritrovarsi. Non a caso “Chi bulla perde” è lo slogan scelto da un progetto che punta anche a evitare questa sconfitta. Risultato a cui si può arrivare solo con un impegno collettivo, da solo non può farcela nessuno e i lunghi e toccanti abbracci finali che hanno accolto i protagonisti di tutte le testimonianze ne sono la prova più evidente.
Nel frattempo  il progetto va avanti, anche grazie al Consiglio Comunale: il presidente Lamberto Bertolé, al termine dell’incontro, ha garantito al Consiglio Intermunicipale del ragazzi la possibilità di svolgere le prossime riunioni presso la sede civica. Ma “BullisNO” guarda anche oltre Milano: si sta già organizzando un prossimo incontro a Napoli.


 

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