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Cultura
Un “partigiano” dell’informazione: un ricordo di Piero Scaramucci
Intervista a Massimo Bacchetta, reggente editoriale di Radio Popolare
Federico Russo | 12 September 2019

"È stato e resterà un esempio eccelso di come si può essere giornalisti militanti per la democrazia”. Con queste parole il presidente della cooperativa di Radio Popolare Biagio Longo ha ricordato Piero Scaramucci, morto ieri a 82 anni presso la clinica Humanitas dove era ricoverato da metà agosto. “Giornalista militante per la democrazia” è una definizione che riassume tanta vita professionale di Scaramucci: inviato speciale in Rai dal 1961 al 1992, autore di inchieste su molte vicende decisive della storia del nostro Paese, dalla morte di Enrico Mattei al processo di Catanzaro per Piazza Fontana. A una delle tragedie simbolo degli anni della strategia della tensione, la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, ha dedicato nel 2009 il libro-intervista “Una storia quasi soltanto mia” realizzato con la vedova Licia Pinelli.
Ma il nome di Scaramucci è legato in modo particolare all’esperienza di Radio Popolare, di cui fu tra i fondatori nel 1976 e successivamente direttore dal 1992 al 2002. Un progetto politico-editoriale forte, che ha visto svilupparsi negli anni, attorno a un’emittente, un network di radio diffuse su tutto il territorio nazionale e un pubblico fedele. Scaramucci, il cui ultimo incarico in radio è stato quello di presidente del Cda della cooperativa, non ha mai fatto mancare alla sua “creatura” la sua vicinanza e il suo sostegno critico. L’emittente ha ovviamente dedicato a lui l’intera giornata di ieri con una serie di testimonianze, da voci storiche della radio come Paolo Hutter all’assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno.
Con Massimo Bacchetta, uno degli attuali tre reggenti editoriali della radio assieme a Chawki Senouci e Claudio Agostoni, parliamo dell’eredità che lascia.
“Scaramucci è considerato un maestro da più di una generazione di giornalisti. E questo senza che si sia mai messo nei panni del maestro. Sapeva essere anche molto critico, certamente non le mandava a dire, ma non si atteggiava mai. Semplicemente aveva un suo sguardo sulla realtà, molto lucido. In questo io penso che “direttori si nasce”. E lui era tagliato per questo ruolo”.

In tanti in queste ore stanno ricordando il suo rigore. Come si concilia il rigore del mestiere del giornalista con lo spirito di appartenenza e di militanza così forte nel progetto di Radio Popolare?
“Certamente Piero non si è mai nascosto dietro la “mitologia” dell’equidistanza. Si è sempre caratterizzato per una scelta di campo chiara. Ma fare informazione richiede determinate attenzioni. Lui ci ha insegnato che in questo mestiere ogni cosa ha un peso: le parole, le fonti, le persone. Credeva nel conflitto come motore delle cose, ma anche nella necessità di saper restituire il racconto del conflitto, far emergere i fatti. Imparare a staccarsi dalle abitudini della militanza, a separare gli ambiti. È una lezione complessa, che però lui sapeva trasmettere con molta semplicità”.

Un impegno “partigiano” nel senso più vero del termine, perché i valori della Costituzione e della Resistenza sono stati fondamentali nel percorso di Scaramucci, che negli ultimi anni ha rafforzato la sua militanza nell’ANPI (era vicepresidente della sezione Almo Colombo, nel quartiere Isola). Non a caso, l’ultima occasione pubblica in cui tanti amici hanno potuto vederlo e salutarlo è stata la ricorrenza del 75° anniversario dell’eccidio dei 15 martiri, lo scorso 10 agosto in piazzale Loreto.
La “sua” Radio Popolare ha avuto molto spesso un ruolo attivo nelle iniziative di lotta politica. In tanti, nelle testimonianze di ieri, hanno ricordato soprattutto Genova nel 2001 e la manifestazione del 25 aprile del 1994 (successiva di poche settimane al primo successo elettorale di Silvio Berlusconi). Bacchetta aggiunge un altro episodio, ugualmente significativo, che ha a che fare con la Milano di venti anni fa. Era il 25 settembre 1999.
“L’allora sindaco Albertini aveva coniato lo slogan “Milano fa bene”. Radio Popolare si imbarcò in un’operazione che portò migliaia di ascoltatori a riempire il Parco Nord e a disegnare con le torce la scritta “Milano fa male”, che poi fu ripresa da un satellite. Fu un momento forte, di pensiero critico e partecipazione collettiva”.
A proposito dell’attenzione per Milano, l’ex direttore di Radio Popolare Michele Migone ha scritto ieri che Scaramucci alla radio “ha dato la sua impronta “glocal”, cioè globale e locale, un mezzo di comunicazione che riesce a guardare con la stessa intensità e profondità ai fatti della città e del mondo”.
“Questo sguardo sulla realtà – conclude Bacchetta – nasceva dalla consapevolezza che le vite delle persone iniziano sotto casa, ma fanno parte di un fenomeno più largo che va sempre analizzato”.
L’attenzione “local” di Scaramucci alle vicende di Milano era già stata premiata nel 2001 con l’Ambrogino d’oro. L’auspicio è che venga ricordata e celebrata anche in futuro.

 

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